Ita/

La tavola e il potere. In vino veritas, in cibo identitas

Fondazione Francesco Fabbri Onlus e Comunità Giovanile Onlus organizzano l’evento “La tavola e il potere. In vino veritas, in cibo identitas”, uno spettacolo teatrale scritto ed interpretato da Gian Antonio Stella, giornalista e scrittore di uno dei libri che ha riscosso più successo negli ultimi anni, “La Casta”.

Stella presenterà, insieme a Gualtiero Bertelli e Gershwin spettacoli, un’analisi del potere attraverso una lente rivelatrice: quella del rapporto fra i potenti e il cibo.

Il ricavato dell’evento verrà destinato all’Associazione Comunità Giovanile Onlus a sostegno e completamento del progetto “GLI ORTI DI PAOLO”.

BIGLIETTO UNICO 12 €

Per info e prenotazione biglietti scrivere a segreteria@fondazionefrancescofabbri.it

 

 

LA TAVOLA E IL POTERE
IN VINO VERITAS, IN CIBO IDENTITAS
di e con
Gian Antonio Stella – voce narrante
Gualtiero Bertelli – voce, chitarra, fisarmonica
e con
Paolo Favorido – pianoforte
Giuseppina Casarin – voce
Domenico Santaniello – contrabbasso, violoncello
Rachele Colombo – percussioni, voce
e
Maurizio Camardi – sassofoni, flauti
Testi di Gian Antonio Stella
Ricerca musicale e arrangiamenti creati collettivamente
Canzoni originali di Gualtiero Bertelli e Rachele Colombo
Una produzione
Gershwin Spettacoli

Più cibo hai e offri, più potente dimostri di essere. L’analisi del potere attraverso una vera lente rivelatrice, quella del rapporto fra i potenti e il cibo. Perché succede spesso che questi si autodefiniscano e si autocelebrino tali attraverso cosa e come mangiano. Gian Antonio Stella, giornalista e scrittore di uno dei libri che ha riscosso più successo negli ultimi anni, La Casta, presenta a Padova in prima nazionale lo spettacolo “La Tavola e il Potere: in vino veritas, in cibo identitas” accompagnato come sempre dal cantautore Gualtiero Bertelli e dai
musicisti della Compagnia delle Acque.
Attraverso un excursus storico, dai pranzi di Cavour al ristorante Il cambio – «Oggi abbiamo fatto la storia, adesso andiamo a mangiare», disse il 26 aprile 1859, dopo aver deciso la guerra all’Austria – alle cene di Bossi ad Arcore davanti a piatti rigorosamente senza aglio cucinati dal cuoco Michele, dalle sardine sotto sale con pancarré offerte dallo stesso Senatur a D’Alema e Buttiglione prima del «ribaltone» fino ai torroncini e alle mozzarelline elettorali di Alessandrina Mastella, la politica italiana è strettamente legata alla tavola. La storia insegna che tavola gli accordi si prendono più facilmente. Ripercorrere questa storia «attovagliata», magari mettendo a confronto la sobrietà dei padri costituenti (Dossetti, Lazzati, La Pira, Fanfani tanto per citarne alcuni) che vivevano come monaci nella «comunità del porcellino» e le cene di oggi spesso nei ristoranti più
sfarzosi, vuol dire ricostruire anche le vicende politiche del Paese.
E’ un tema, quello dei modi a tavola e della sociabilité o della sua negazione, che attrae l’attenzione di filosofi, antropologi, storici, sociologi. Ma sin dall’antichità, e nelle più diverse culture, i modi di assumere cibo erano ritenuti capaci di rivelare le attitudini individuali e sociali dentro una comunità. In molte culture, fra le quali
quella occidentale, il fatto che la bocca sia sede della produzione di parola e dell’assunzione di cibo ha reso ancor più simbolico tale rapporto, soprattutto per gli strati più alti e potenti della società.
«Il banchetto è sempre stato il cuore della nostra esistenza – ha continuato Stella – e se è vero che in vino veritas in cibo identitas: le ordinanze anti kebab e il polentone contro i fast food sono un modo per ribadire l’adesione ai valori della tradizione alimentare e quindi per emarginare chi non li condivide».

Note biografiche
Gian Antonio Stella, 1953, è inviato ed editorialista del Corriere della Sera. E’ stato insignito di vari premi tra cui: Premio giornalistico Luigi Barzini, E’ giornalismo, Premio Ischia Internazionale di giornalismo, Premio Internazionale “Columnistas del Mundo” e il premio per la saggistica Saint Vincent. Da Rizzoli ha pubblicato L’orda (2002); Odissee (2004); Avanti popolo (2006); Negri, froci, giudei & co. L’eterna guerra contro l’altro (2009); con Sergio Rizzo i bestseller La Casta (2007) e La Deriva (2008) e l’ultimo Vandali! L’assalto alle bellezze d’Italia (2011). Tra le opere narrative, Il maestro magro (2005), La bambina, il pugile, il canguro (2007) e Carmine Pascià (2008).

Gualtiero Bertelli, 1944, musicista e scrittore, ha sviluppato negli anni la ricerca sulla canzone popolare veneziana. Nel 2002 fonda La Compagnia delle Acque; collabora, tra gli altri, con il vice direttore del Gazzettino di Venezia Edoardo Pittalis e con Gian Antonio Stella.

Nota dell’autore
Dal libro al sito internet, dal Web al cd musicale, dal cd allo spettacolo teatrale: ormai da diversi anni alcuni dei libri e dei temi che sono più cari a me e alle persone cui sono più vicino sono diventati degli spettacoli teatrali portati in scena con  molti amici, da Marco Paolini a Moni Ovadia, da Bebo Storti a Natalino Balasso ma soprattutto con la Compagnia delle Acque di Gualtiero Bertelli, uno dei più noti dei cantautori italiani e autore di canzoni come “Nina”.
Era nato tutto così, tra amici che nella vita quotidiana fanno i lavori più vari, come un’idea, forse neppure originalissima, per presentare un libro in modo diverso. Con qualche fotografia e qualche canzone. E’ diventato qualcosa di più. Una
combinazione tra il monologo e la musica, le fotografie e i filmati e altre cose ancora. Eravamo partiti con «L’Orda. Quando gli albanesi eravamo noi» dedicato all’avventura umana dei nostri nonni emigranti e alla xenofobia antitaliana: io,
Gualtiero alla chitarra e alla fisarmonica, Paolo Favorido al pianoforte, Cecilia Bertelli, Elena Biasibetti, Giuseppina Casarin e Rosanna Zucaro come voci soliste, Simone Nogarin alla chitarra. Via via, a seconda degli spettacoli, si sono
aggiunti Maurizio Camardi al sassofono e ai fiati, Mimmo Santaniello al contrabbasso, Michele Troncon alle percussioni, Rachele Colombo (che suona anche la chitarra e le percussioni) e Sandra Mongini come voci soliste.
Sono nati così «Odissee. Italiani sulle rotte del sogno e del dolore» sui viaggi per mare dei nostri emigranti, «Il maestro magro» sull’Italia povera ma serena degli anni 50, «I banditi della libertà» sulla Resistenza, «Maledette suffragette» sul
ruolo della donna nel lavoro e in politica, «Aqua. Abbecedario musicale, storico e letterario della fonte di vita» (ora da soli, ora con Natalino Balasso o Moni Ovadia), «Tribù Show. Foto di gruppo con Cavaliere» sugli anni azzurri berlusconiani, «Un paese di gente perbene» con Bebo Storti (o talvolta con Natalino Balasso), “Negri, froci, giudei & co.” e l’ultimo “Vandali”.
Eravamo partiti senza un minimo di organizzazione, senza attrezzature, senza sponsor, senza l’appoggio di un teatro, con tanta buona volontà e risultati a volte scoraggianti, come certe serate con quattordici o quindici spettatori. Poi un po’
siamo cresciuti noi, un po’ siamo stati benedetti da un passaparola che si è fatto di settimana in settimana più generoso nei nostri confronti, fatto sta che oggi, se ci voltiamo indietro, ci sembra perfino impossibile: con uno spettacolo o con l’altro
abbiamo fatto oltre cinquecento serate in giro per le piazze e i teatri italiani, dalla valle dei Templi di Agrigento alla fiera del libro di Mantova, dal teatro Dal Verme di Milano al Salone del Libro di Torino, dal «Caterfestival» di Sant’Arcangelo di
Romagna a Santa Maria in Trastevere per «Libri in piazza» dell’Estate Romana.
Più una serie di serate a Parigi, Berlino, Caracas, Toronto, Montreal, Los Angeles, Washington, Chicago, New York… Più ancora alcuni eventi speciali contro il razzismo a Milano, a Treviso e a Verona con Antonio Albanese, Natalino Balasso,
Davide Enia, Alessandra Mora, Stefano Nosei, Moni Ovadia, Marco Paolini, Renato Sarti, Santino «Alexian» Spinelli, Bebo Storti e i contributi di Maurizio Crozza e Luciana Littizzetto.
Ora arriva “La tavola e il potere” e l’avventura sui palcoscenici continua…
Gian Antonio Stella