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Politiche

La politica è il momento fondamentale per la valutazione del presente e per la progettualità del e per il futuro.
Fondazione Francesco Fabbri, seguendo il dettato della figura a cui è intitolata, intende proporsi come luogo di riflessione e incubazione delle buone pratiche e di valutazione delle criticità presenti nei territori italiani (a partire da quelli di riferimento, l’Alta Marca Trevigiana), sapendo che tale atteggiamento costringe a ripensare le stesse categorie fondamentali dell’azione pubblica – democrazia, legittimità, potere, rappresentanza – cercando di accompagnare la crescita della futura classe dirigente.
È necessario ripensare, sedimentare e trasmettere nuovi o diversi lessici della politica, ritrovare parole chiave che possono giustificare non solo la politica, ma le “politiche”, aprendosi quindi ad una vera e propria revisione teoretica. Da troppo tempo infatti la politica è stata separata dall’economia e dalla governance, e pur nella convinzione che i termini “politica-economia- governo” non possano coincidere, ma che anzi una eventuale coincidenza potrebbe intaccare lo stesso diritto alla libertà del singolo come della comunità, va ricomposta una loro reciprocità e funzionalizzazione in ragione del benessere dell’intera collettività in una territorialità inclusiva, sostenibile e intelligente;
Fondazione Francesco Fabbri può quindi essere quel luogo di valutazione dell’immediato e del necessario che oggi sembra mancare nei territori sociali della Contemporaneità, ma anche della riflessione collettiva sugli aspetti teoreticamente significativi della politica nel quadro degli stessi processi di globalizzazione.

 

Anche dal punto di vista politico Fondazione Francesco Fabbri intende essere glocale. Tale prospettiva le può consentire di individuare e collocare culturalmente e scientificamente le piattaforme nelle quali intende impegnarsi, in forma diretta, indiretta o partecipata, attivando partnership con tutti i soggetti pubblici, privati, accademici, scientifici e di categoria.
La sua attenzione e le sue stesse pratiche saranno prevalentemente rivolte a:
• leggere i fenomeni micro e macro dell’ economia politica che operano nei territori (dell’Alta Marca Trevigiana o limitrofi),valutando contemporaneamente gli esiti in termini sociali e in generale rispetto al tema della qualità della vita dei cittadini, questo anche con il fine di accreditarsi quale punto di riferimento per tutti coloro che intendono promuovere iniziative utili ai processi di innovazione e di sviluppo;
• diffondere il lessico digitale e le logiche smart, lo sviluppo nel territorio della creatività e dell’intelligenza collettiva ( da questo punto di vista l’arte ha oggi un ruolo fondamentale), le logiche dell’economia sharing, del crowdfunding, della disruptive innovation, dell’exponential growth in tutti i settori della produzione e dell’amministrazione pubblica in particolare. È necessario passare dal modo di produzione industriale a quello digitale e oggi non c’è innovazione e sviluppo che non utilizzi le tecnologie digitali;
• promuovere in forma virale le pratiche per una cittadinanza digitale che, attraverso la e-governance, può pretendere la fruibilità, l’accessibilità, la tempestività dei servizi pubblici e la riduzione progressiva del digital divide. Questo apre al tema generale relativo alla necessaria e urgente ridefinizione dei diritti come e soprattutto dei doveri;
• diffondere le logiche e le pratiche di una economia circolare, di una economia che ha come scopo l’estensione della vita dei prodotti, la produzione di beni di lunga durata, le attività di ricondizionamento e la riduzione della produzione di rifiuti (che tende a vendere servizi piuttosto che prodotti e che vuole superare una logica lineare del “prendi-realizza-consuma-elimina”). Tale economia, che motiva dal 2015 la ridistribuzione dei finanziamenti europei, ha bisogno di un profondo ripensamento del rapporto tra pubblico e privato

 

Su tali intenzioni Fondazione Francesco Fabbri rinnova la domanda che da sempre le appartiene: “Cosa vogliamo sia il nostro territorio, le nostre città, le nostre comunità, non solo nel prossimo futuro, ma anche nel lungo periodo?”.
È possibile cioè agire in forma circolare, accompagnando i processi con i cittadini e non per i cittadini, in una logica di costante interazione e dialogo? È possibile la costruzione di un Masterplan territoriale e collettivo che tenga conto non solo delle dinamiche di ciò che è materiale, ma anche di tutto ciò che è immateriale e sta alla base dei processi di valorizzazione del modo di produzione digitale?

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