{"id":2258,"date":"2019-05-06T10:00:35","date_gmt":"2019-05-06T10:00:35","guid":{"rendered":"https:\/\/www.fondazionefrancescofabbri.it\/?page_id=2258"},"modified":"2019-07-08T06:51:33","modified_gmt":"2019-07-08T06:51:33","slug":"f4-unidea-di-fotografia-2019","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.fondazionefrancescofabbri.it\/it\/arti\/f4-unidea-di-fotografia-2019\/","title":{"rendered":"F4 \/ un&#8217;idea di Fotografia 2019"},"content":{"rendered":"<section class=\"wpb-content-wrapper\"><p>[vc_row][vc_column width=&#8221;2\/3&#8243;][vc_column_text el_class=&#8221;titolo&#8221;]F4 \/ un&#8217;idea di Fotografia 2019[\/vc_column_text][vc_single_image image=&#8221;2247&#8243; img_size=&#8221;full&#8221;][vc_column_text]<strong>F4 \/ UN&#8217;IDEA DI FOTOGRAFIA<\/strong><\/p>\n<p>Nona edizione<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Villa Brandolini, Pieve di Soligo (TV)<\/p>\n<p>19 maggio &#8211; 30 giugno 2019<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Al via la Nona edizione del Festival di fotografia contemporanea<\/p>\n<p><strong>OLTRE VAIA:<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0i fotografi italiani rileggono il tema del disastro ambientale dopo la calamit\u00e0 che ha colpito il bellunese<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Comunicato Stampa<\/p>\n<p><u>\u00a0<\/u><\/p>\n<p><u>\u00a0<\/u><\/p>\n<p>Il <strong>18 maggio <\/strong>alle 18.00 a<strong> Villa Brandolini <\/strong>a <strong>Pieve di Soligo (TV)<\/strong> inaugura la nona edizione del <strong>Festival <em>F4 \/ un&#8217;idea di Fotografia<\/em><\/strong> promosso dalla Fondazione Francesco Fabbri in collaborazione con il Comune di Pieve di Soligo e la direzione artistica di Carlo Sala.<\/p>\n<p>A seguito della <strong>tempesta &#8216;Vaia&#8217;<\/strong> che ha colpito con particolare violenza alcune aree di Veneto e Friuli con 41.000 ettari di bosco colpiti e 8,6 milioni di metri cubi di alberi abbattuti, il comitato curatoriale di Fondazione Fabbri ha voluto dedicare questa edizione della manifestazione al tema della <strong>catastrofe ambientale<\/strong>: consci della funzione sociale che riveste l&#8217;immagine nella societ\u00e0 attuale, le mostre di Villa Brandolini vogliono essere un dispositivo per attivare scambi e riflessioni strettamente legate all&#8217;attualit\u00e0.<\/p>\n<p>Fondazione Fabbri ha cos\u00ec commissionato al noto fotografo milanese <strong>Filippo Romano<\/strong> di indagare i territori colpiti dalla calamit\u00e0 e gli esiti saranno presentati nella mostra intitolata <strong><em>Oltre Vaia<\/em><\/strong>: l&#8217;autore ha viaggiato nel Veneto delle montagne ricostruendo la geografia del disastro nove mesi dopo l&#8217;accaduto con la volont\u00e0 di comprendere nel profondo quei territori senza cadere nell&#8217;immaginario iconico della tragedia trasmesso in questi mesi dai mass media, fatto di immagini spettacolari e omologate tra loro. Il suo non \u00e8 stato un censimento dei luoghi, ma un attraversamento per creare un racconto sullo stato del territorio per <strong>documentare l&#8217;adattamento al cambiamento traumatico<\/strong>, con uno sguardo rivolto al futuro. La mostra presenter\u00e0 visioni del territorio e ritratti degli abitanti ripercorrendo il percorso compiuto dall&#8217;artista tra paesi sottopopolati, seconde case immacolate e chiuse in questo momento dell&#8217; anno fuori stagione, tagliatori di alberi e cittadini che stanno ripensando il futuro di quelle comunit\u00e0.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il Festival prosegue con<em> <strong>Paesaggi inquieti<\/strong><\/em>, rassegna a cura di Carlo Sala che presenta tre cicli di lavori che indagano un <strong>paesaggio contemporaneo<\/strong> segnato dalla <strong>conflittualit\u00e0 tra uomo <\/strong>e<strong> territorio,<\/strong> dove il confine tra realt\u00e0 e finzione appare labile. Si parte dalla serie <em>site specific_Emilia 12 (earthquake)<\/em> di <strong>Olivo Barbieri<\/strong>, uno dei pi\u00f9 noti fotografi contemporanei; le immagini mostrano gli esiti del violento <strong>sisma<\/strong> che ha colpito <strong>l&#8217;Emilia Romagna<\/strong>: dalle macerie dei centro storici tra palazzi crollati e chiese sventrate, fino ai danni nelle zone industriali. L&#8217;artista ha realizzato le fotografie da un punto di vista aereo con la tecnica del fuoco selettivo per generare un sistema di visone che individua all&#8217;interno dell&#8217;immagine un punto di &#8220;lettura&#8221;: con questa tecnica la realt\u00e0 ritratta appare ambigua, fittizia, facendo apparire quelle porzioni di paesaggio come dei modellini in scala. La serie <em>KA-BOOM<\/em> che <strong>Andrea Botto<\/strong> porta avanti da un decennio ritrae invece \u00a0una serie di serie di <strong>esplosioni civili<\/strong> tra Italia ed Europa. Queste radicali trasformazioni del paesaggio si cristallizzano in immagini che generano sentimenti contrastanti: da un lato la bellezza estetica e la fascinazione emotiva per il pericolo, dall&#8217;altro una rinnovata coscienza di <strong>estrema fragilit\u00e0<\/strong> esistenziale e dei luoghi che viviamo. Inoltre, anche in questo caso, \u00e8 presente una riflessione sullo statuto stesso della fotografia, sospesa tra documento e messa in scena.<\/p>\n<p>A chiudere la mostra la serie <em>La Terza Venezia<\/em> di <strong>Silvia Camporesi<\/strong> dove l&#8217;autrice si \u00e8 confrontata con la citt\u00e0 lagunare, una delle pi\u00f9 ritratte al mondo, senza cadere nella cosiddetta visione da cartolina. La serie mette in dialogo le immagini scattate a <strong>Venezia<\/strong> senza la presenza di turisti con quelle realizzate a Rimini in una riproduzione in scala 1:10 della citt\u00e0, \u00a0rendendo per lo spettatore quasi impossibile riconoscere quali immagini sia reali e quali finzionali. Tutte le fotografie sono accomunate da un punto di vista dal basso che rende minacciose le onde del mare perch\u00e9, nonostante il gioco di inganni percettivi, un fattore certo \u00e8 il pericolo dell<strong>&#8216;innalzamento delle acque<\/strong> che rende ancor pi\u00f9 fragilit\u00e0 la citt\u00e0.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La mostra personale di <strong>Marina Ceneve<\/strong> <em>Are They Rocks or Clouds?<\/em> \u00e8 l&#8217;esito di un\u2019indagine territoriale che nasce nelle <strong>Dolomiti<\/strong> attraverso l\u2019interazione tra osservazione, memoria e scienza, mira alla costruzione di una <strong>conoscenza del rischio idrogeologico<\/strong>, tema tradizionalmente deputato alla scienza ed alla tecnica. Allontanandosi dalla naturale fascinazione per la montagna l\u2019autrice tende ad osservare con lucidit\u00e0 il territorio, ricercando la possibilit\u00e0 di misurazione del rischio per gli abitanti dei luoghi dove si suppone possa accadere, o piuttosto ripetersi, una catastrofe.<\/p>\n<p>Nel corso del tempo \u2013 secondo Amitav Ghosh in \u201cLa grande cecit\u00e0\u201d \u2013 la natura \u00e8 stata consegnata alla scienza, rimanendo preclusa alla cultura, una divisione che ha portato al distacco dell\u2019arte dalle questioni scientifiche, climatiche e dal dibattito politico e economico. Con il progetto <em>Are They Rocks or Clouds? <\/em>Marina Caneve sperimenta l\u2019utilizzo della fotografia come strumento di osservazione autonomo all\u2019interno di un processo di ricerca interdisciplinare, mettendo in discussione la sua stessa collocazione nei confronti degli altri strumenti. Il progetto nasce in vista di un evento catastrofico, che secondo studi geologici, accadr\u00e0 tra 50 anni: le catastrofi naturali hanno tempi di ritorno ciclici. In particolare, secondo alcuni geologi, la catastrofe idrogeologica del 1966 avr\u00e0 un tempo di ritorno di 100 anni, 50 da oggi con dei danni stimati che saranno 2 o 3 volte superiori.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La montagna in rapporto con l&#8217;uomo \u00e8 al centro anche dell&#8217;intervento del vincitore della settima edizione del Premio Fabbri, <strong>Mim\u00ec Enna<\/strong>, che presenta la serie fotografica <em>To get some air <\/em>nata durante una residenza al Villaggio Eni di Borca di Cadore (Bl), un grande complesso situato nel bosco ai piedi del Monte Antelao realizzato tra gli anni \u201950 e \u201960. Voluto da Enrico Mattei per i suoi dipendenti, l\u2019edificio rappresenta un esperimento d\u2019utopia sociale in ambiente unico in Italia. L\u2019architetto Edoardo Gellner progetta il villaggio e si approccia al paesaggio concentrandosi sul fondamentale rapporto fra architettura e ambiente naturale in un dialogo in cui sar\u00e0 l\u2019architettura ad esaltare il paesaggio. L&#8217;artista ha voluto riconnettere simbolicamente l&#8217;interno dell&#8217;edificio (abbandonato da anni) con il paesaggio che lo accoglie proiettando le locali catene montuose sui mobili e oggetti originali della colonia: \u00e8 una <strong>rigenerazione del luogo in forma poetica<\/strong> attraverso un intervento effimero, poi cristallizzato mediante l&#8217;immagine fotografica.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Infine il festival presenta la mostra <strong><em>Atlante del Master<\/em><\/strong> composta da oltre <strong>trenta fotolibri<\/strong> che gli studenti delle prime tre edizioni del Master IUAV in Photography hanno prodotto confrontandosi con una pluralit\u00e0 di declinazioni della fotografia, dalle ricerche sul paesaggio alle tendenze neodocumentarie fino agli esiti sperimentali dimostrando come la dimensione libro sia uno dei terreni privilegiati della ricerca in campo fotografico. Il Master, promosso dall&#8217;Universit\u00e0 IUAV e Fondazione Fabbri \u00e8 uno dei centri di eccellenza italiani nella formazione dell&#8217;autorialit\u00e0 in campo fotografico che nella societ\u00e0 odierna, sempre pi\u00f9 dominata dalle immagini, appare quanto mai centrale per la comprensione del presente.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Le mostre del Festival <em>F4 \/ un&#8217;idea di Fotografia<\/em> rimarranno aperte fino al 30 giugno 2019.<\/p>\n<p><u>\u00a0<\/u><\/p>\n<p><u>\u00a0<\/u><\/p>\n<p><u>\u00a0<\/u><\/p>\n<p>INFORMAZIONI:<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>F4<\/strong><\/p>\n<p><strong>UN&#8217;IDEA DI FOTOGRAFIA<\/strong><\/p>\n<p>Nona edizione<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>19 maggio &#8211; 30 giugno 2019<\/p>\n<p><strong><u>vernissage: sabato 18 maggio, ore 18.00<\/u><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Villa Brandolini, Pieve di Soligo (TV)<\/strong><\/p>\n<p>Piazza Libert\u00e0, 7<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Esposizioni:<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Paesaggi inquieti<\/strong><\/p>\n<p>Olivo Barbieri, Andrea Botto e Silvia Camporesi<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Oltre Vaia<\/strong><\/p>\n<p>Filippo Romano<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><a href=\"http:\/\/www.marinacaneve.com\/portfolio\/are-they-rocks-or-clouds\/\">Are They Rocks or Clouds?<\/a><\/strong><\/p>\n<p>Marina Caneve<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>To get some air<\/strong><\/p>\n<p>Mim\u00ec Enna<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Atlante del Master<\/strong><\/p>\n<p>Photobook<\/p>\n<p>Agostino M. Artese, Stefano Berra, Silvia Cappellari, Alessandra Carosi, Alessia Cervini, Giulia Curti, Giorgio De Vecchi, Felipe Fontecilla, Maria Francesca Frosi, Virginia Guiotto, Sebastiano Maielli, Stefano Martinelli, Lorenzo Marzi, Sofia Masini, Irene Meneguzzo, Jacopo Nocentini, Marta Oliva, Francesco Paleari, Giulia Pesarin, Giovanna Pesce, Elia Pinna, Adele Pozzali, Martina Pozzan, Elisa Rapisarda, Florencia Rodriguez, Flavia Rossi, Maria Giulia Sofi, Alberto Stievanin, Marta Tonelli, Jacopo Valentini, Angelo Vignali, Francesco Villa, Alessandro Vitali, Luca Zambelli, Lara Zambonin e Erjola Zhuka.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Orari di apertura: orari: venerd\u00ec-sabato 16.00-19.30; domenica 10.30-12.30 e 16.00-19.30<\/strong><\/p>\n<p>Ingresso: Intero euro 5,00. Ridotto euro 3,00 dai 12 ai 25 anni; over 65; studenti universitari; aderenti FIAF, soci TRA; soci Venetofotografia; gruppi di almeno 15 persone. Gratuito minori di 12; portatori di handicap con accompagnatore; giornalisti con tesserino.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Evento promosso da Fondazione Francesco Fabbri e Comune di Pieve di Soligo in collaborazione con Dolomiti Contemporanee, Progetto Borca e Master IUAV in Photography.<\/p>\n<p>Rassegna inserita in RetEventi Cultura Veneto 2018 realizzata da Provincia di Treviso e Regione del Veneto.<\/p>\n<p>Con il patrocinio Landscape Stories e TRA; con il contributo Bisol e Concessionaria Sernagiotto.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Info mostra e prenotazioni:<\/p>\n<p>segreteria@fondazionefrancescofabbri.it &#8211; <a href=\"http:\/\/www.fondazionefrancescofabbri.it\">www.fondazionefrancescofabbri.it<\/a><\/p>\n<p>tel: 334.9677948.<\/p>\n<p>[\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;1\/3&#8243;][vc_wp_custommenu title=&#8221;Approfondimenti&#8221; nav_menu=&#8221;39&#8243;][vc_wp_custommenu title=&#8221;Progetti&#8221; nav_menu=&#8221;15&#8243;][\/vc_column][\/vc_row]<\/p>\n<\/section>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>[vc_row][vc_column width=&#8221;2\/3&#8243;][vc_column_text el_class=&#8221;titolo&#8221;]F4 \/ un&#8217;idea di Fotografia 2019[\/vc_column_text][vc_single_image image=&#8221;2247&#8243; 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