{"id":2182,"date":"2018-11-27T13:05:48","date_gmt":"2018-11-27T13:05:48","guid":{"rendered":"http:\/\/www.fondazionefrancescofabbri.it\/?p=2182"},"modified":"2018-11-27T13:06:44","modified_gmt":"2018-11-27T13:06:44","slug":"comunicato-stampa-27-11-18","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.fondazionefrancescofabbri.it\/it\/2018\/11\/27\/comunicato-stampa-27-11-18\/","title":{"rendered":"Comunicato stampa del 27.11.18"},"content":{"rendered":"<section class=\"wpb-content-wrapper\"><p>[vc_row][vc_column][vc_column_text]<strong>ANNUNCIATI I VINCITORI DELLA SETTIMA EDIZIONE DEL PREMIO FRANCESCO FABBRI PER LE ARTI CONTEMPORANEE<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Sabato <strong>24 novembre<\/strong> nel corso del vernissage della mostra collettiva dei finalisti a cura di <strong>Carlo Sala<\/strong> sono stati annunciati alla stampa e al pubblico i <strong>vincitori<\/strong> ed i <strong>menzionati<\/strong> della <strong>Settima<\/strong> edizione del <em><strong>Premio Francesco Fabbri per le Arti Contemporanee<\/strong><\/em>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>A <strong>vincere<\/strong> la settima edizione del Premio Fabbri nella sezione &#8220;<strong>Arte emergente<\/strong>&#8221; \u00e8 <em>Was it me? Screen memories<\/em> (2017) di <strong>Luca Staccioli<\/strong> (Imperia, 1988). L&#8217;opera tratta il tema del viaggio attraverso immagini vernacolari prelevate da piattaforme social di condivisione, fotografie provenienti da archivi storici e souvenirs di vari natura (da una bottiglia di Coca-Cola riempita di sabbia alla riproduzione della Tour Eiffel, da un barattolo di conserva tunisina a delle vecchie cartoline dell&#8217;Eritrea). A scandire il video sono una serie di frasi che pongono degli interrogativi su come sia fallace la narrazione identitaria, sulle scorie dell&#8217;immaginario colonialista e in generale su come l&#8217;iperconnessione digitale risulti inefficace per colmare le distanze fisiche ed emotive. Una riflessione di stretta attualit\u00e0 \u00e8 condotta anche da <strong>Ruth Beraha<\/strong> (Milano, 1986) con <em>Io non posso entrare (autoritratto)<\/em> del 2018 che ha ricevuto la prima <strong>menzione<\/strong> della giuria. Per l&#8217;artista \u00e8 stata fondamentale la lettura del romanzo <em>Lo schiavista<\/em> (2015) di Paul Beatty dove il protagonista afroamericano si ritrova imputato dinanzi alla Corte Suprema di Washington per aver reintrodotto la segregazione razziale alle porte di Los Angeles arrivando ad avere uno schiavo personale; lo scrittore, attraverso una narrazione ironica e paradossale, racconta la vicenda di una comunit\u00e0 dove le negazione improvvisa dei diritti fondamentali produce nuove consapevolezze negli abitanti. In modo similare, Ruth Beraha con il suo intervento dalle fattezze minimali (una elegante targa in ottone con inciso &#8220;Vietato l&#8217;ingresso agli ebrei e agli omosessuali&#8221;) vuole scuotere le coscienze odierne spesso anestetizzate di fronte al razzismo latente nella societ\u00e0. La seconda <strong>menzione<\/strong> della giuria \u00e8 andata a <strong>Fabio Ranzolin<\/strong> (Vicenza, 1993) per l&#8217;installazione <em>Be muscular, be hairy, be virile, be burly, be arrogant, be glacial, be hard, be a man (part.1)<\/em> del 2017 che riflette sull&#8217;identit\u00e0 di genere. Il titolo del lavoro enuncia in modo imperativo una serie di caratteristiche a cui l&#8217;uomo deve adeguarsi (secondo una scala di &#8216;valori&#8217; mutuati dai regimi del Novecento) per aderire ad uno stereotipo sociale che non tiene conto dei caratteri soggettivi del singolo. L&#8217;opera (composta da finestre, tapparelle anni Ottanta e delle riviste pornografiche), sembra incarnare il momento di passaggio &#8211; intimo e travagliato &#8211; dall&#8217;infanzia alla scoperta della sessualit\u00e0.<br \/>\n<strong>Mim\u00ec Enna<\/strong> (Oristano, 1991) ha <strong>vinto<\/strong> la sezione &#8220;<strong>Fotografia contemporanea<\/strong>&#8221; del Premio Fabbri 2018 con il lavoro <em>Senza titolo 1 e 2 (dalla serie To get some air)<\/em> del 2017. L&#8217;opera \u00e8 stata realizzata durante una residenza al Villaggio Eni di Borca di Cadore, l&#8217;utopico progetto urbanistico costruito tra la fine degli anni Cinquanta e l&#8217;inizio degli anni Sessanta su impulso di Enrico Mattei. L&#8217;artista ha voluto riconnettere simbolicamente l&#8217;interno dell&#8217;edificio (abbandonato da anni) con il paesaggio che lo accoglie proiettando le locali catene montuose sui mobili e oggetti originali della colonia: \u00e8 una rigenerazione del luogo in forma poetica attraverso un intervento effimero, poi cristallizzato mediante l&#8217;immagine fotografica. La prima <strong>menzione<\/strong> della giuria \u00e8 andata a <strong>Tomaso Clavarino<\/strong> (Torino, 1986) per lo scatto <em>To never forget<\/em> (2018) dalla serie <em>Confiteor (Io Confesso)<\/em>. Questa ciclo, che l&#8217;autore porta avanti da oltre due anni, racconta il terribile fenomeno degli abusi sessuali su minori commessi da religiosi alternando ritratti, fotografie d&#8217;archivio, still life di oggetti e ritagli di giornale per dare voce e dignit\u00e0 alle vittime che negli anni si sono chiuse in un doloroso silenzio. Ad aggiudicarsi la seconda <strong>menzione<\/strong> della giuria \u00e8 stato <strong>Massimo Ricciardo<\/strong> (Darmstadt, 1979) con il lavoro <em>Objects of Migration, Photo-Objects of Art History: Encounters in an Archive<\/em> (2018). L&#8217;opera tratta un tema di importanza capitale per il periodo storico che stiamo vivendo, le migrazioni lungo la rotta mediterranea verso l&#8217;Europa, senza la retorica del dolore tipica dell&#8217;immaginario veicolato quotidianamente dai mass-media. L&#8217;intervento di Ricciardo mette in relazione alcuni oggetti persi dai migranti (come le SIM card dei cellulari) durante il viaggio con le immagini della fototeca del Kunsthistorisches Institut di Firenze, creando cos\u00ec degli inediti dialoghi e cortocircuiti di senso.<br \/>\nInfine, ad aggiudicarsi il <strong>Premio speciale TRA \/ Ca&#8217; dei Ricchi<\/strong> \u00e8 stato <strong>Matteo Valerio<\/strong> (Tampa, 1989) con <em>Dream of intangible culture<\/em> (2018). Il suo lavoro ruota attorno alle produzioni artigiane strettamente connessa alla storia e alle tradizioni di determinate comunit\u00e0, mosse da criteri di sostenibilit\u00e0. A tal proposito, la sua opera unisce simbolicamente alcune lavorazione profondamente legate ai caratteri del territorio dove avvengono: dalla lana alpaca del settore tessile di Biella alle stampe realizzate a carbone a Manchester, dai cotoni della regione del Guizhou in Cina fino ai prodotti di una fonderia della provincia di Vicenza.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>I vincitori hanno ricevuto un premio acquisto di <strong>5.000 euro<\/strong> e i loro lavori sono entrati a far parte della collezione della Fondazione Francesco Fabbri Onlus, che li custodir\u00e0 a Casa Fabbri, il centro residenziale teatro di numerosi eventi. I lavori finalisti rimarranno esposti fino al 16 dicembre nella mostra collettiva di Villa Brandolini.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La composizione delle Giurie del Premio ha potuto annoverare autorevoli critici e curatori: per la sezione \u201cArte emergente\u201d Lorenzo Balbi, Lucrezia Calabr\u00f2 Visconti, Stefano Coletto e Stefano Raimondi; per la sezione \u201cFotografia contemporanea\u201d Matteo Balduzzi, Daniele De Luigi, Vincenzo Estremo e Francesco Zanot con la partecipazione ad entrambe di Carlo Sala, curatore del Premio.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Premio Francesco Fabbri per le Arti Contemporanee \/\/ Settima edizione <\/strong><br \/>\na cura di Carlo Sala<br \/>\nVilla Brandolini, Solighetto di Pieve di Soligo (Treviso), Piazza Libert\u00e0 n\u00b07<br \/>\n25 novembre \u2013 16 dicembre 2018<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il Premio \u00e8 promosso dalla Fondazione Francesco Fabbri in collaborazione con il Comune di Pieve di Soligo. \u00c8 inserito nel palinsesto regionale RetEventi Cultura Veneto 2018 per la Provincia di Treviso; con il patrocinio di TRA e Landscapestories.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Orari di apertura: venerd\u00ec e sabato 16.00-19.00; domenica 10.00-12.30 e 16.00-19.00.<br \/>\nIngresso libero.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Per Info: <a href=\"mailto:segreteria@fondazionefrancescofabbri.it\">segreteria@fondazionefrancescofabbri.it<\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Note biografiche vincitori<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Mim\u00ec Enna<\/strong>\u00a0\u00a0(Oristano, 1991 ), la sua ricerca si concentra sul significato dell\u2019immagine nei contesti quotidiani in cui essa si palesa. Ottenute attraverso il mezzo fotografico o recuperate da fonti esterne \u2013 come libri o materiale on line \u2013 le immagini vengono integrate all\u2019interno di installazioni, video e performance, con l\u2019intento di verificare quanto i linguaggi dell\u2019arte possano essere connessi ai modi di agire del quotidiano, alle forme note, a quanto di gi\u00e0 esistente e familiare.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Tra le mostre personali e collettive in Italia e all\u2019estero, si ricordano:\u00a0\u00a0<em>Archipel Ouest<\/em>, (Frac, Corte, Corsica);\u00a0<em>Teatrum Botanicum<\/em>\u00a0(PAV, Torino);\u00a0<em>Distiller<\/em>\u00a0(Future Dome, Milano);\u00a0<em>La grandezza delle mani<\/em>\u00a0(P420, Bologna);\u00a0<em>South Explorer<\/em>\u00a0(BAD Foundation, Rotterdam);\u00a0<em>Ljos<\/em>\u00a0(S\u00ecM GALLERY, Reykjavik);\u00a0\u00a0<em>From object to exposure<\/em>, (Ca\u2019 Dei Ricchi, Treviso);\u00a0<em>#Rebus<\/em>\u00a0(oTTo Gallery, Bologna). Ha partecipato a varie residenze in Italia e all\u2019estero, tra cui:\u00a0<em>Viafarini A.A.<\/em>,\u00a0(Milano),\u00a0<em>SPIME Residency<\/em>\u00a0(Museo MAN, Nuoro),\u00a0<em>BAD Foundation Residency<\/em>\u00a0(Rotterdam),\u00a0<em>Dolomiti contemporanee<\/em>\u00a0(Borca di Cadore) e\u00a0<em>S\u00ecM Residency<\/em>, (Reykjavik). Nel 2015 viene selezionata per il workshop\u00a0<em>Codice Italia Academy<\/em>\u00a0curato da Vincenzo Trione alla Biennale di Venezia; nel 2016 vince il\u00a0<em>Premio Roberto Daolio<\/em>; nel 2017 vince il premio\u00a0<em>OVVIO<\/em>\u00a0per il Museo Guatelli di Parma; nel 2018 \u00e8 tra i vincitori del bando per la residenza a\u00a0<em>La Cit\u00e9 international des Arts<\/em>\u00a0a Parigi.<br \/>\nVive e lavora tra l\u2019Italia e Parigi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Luca Staccioli<\/strong> (Imperia, 1988) intende la sua pratica artistica come una ricerca sperimentale, orientata alla processualit\u00e0, che include media differenti. Staccioli indaga la\u00a0natura frammentata del contemporaneo, un palcoscenico sul quale mettere in correlazione un&#8217;intima dimensione esperienziale con le dinamiche di costruzione delle narrazioni identitarie, geografiche e storiche.\u00a0Le sue opere esplorano archeologie del presente attraverso un metodo di stratificazione e combinazione di micro-storie, memorie sradicate, oggetti quotidiani e immagini nomadiche che prolificano nella dimensione globale-locale e negli apparati tecnologici. L&#8217;intento \u00e8 attivare un&#8217;azione\u00a0ermeneutica che metta in discussione la distanza che intercorre tra gli individui e le strutture culturali.<br \/>\nTra le sue mostre personali:\u00a0<em>Donner \u00e0 voir\u00a0<\/em>(Fondazione Pini, Milano, 2018, upcoming),\u00a0<em>The other other, familiar other<\/em>\u00a0(a cura di Bite the saurus, Roit Studio, Palazzo Marigliano, Napoli, 2018),\u00a0<em>Studio Visit<\/em>\u00a0(duo show con Federica Glauso a cura di Pietro Gaglian\u00f2, Museo Masaccio-Giovanni Mannozzi, San Giovanni Valdarno, 2017)- Tra le collettive si segnalano:\u00a0<em>The Great Learning<\/em>\u00a0(a cura di Marco Scotini, Palazzo della Triennale, Milano, 2017); <em>NESXT, Kalki Club<\/em>\u00a0( a cura di Current project, Torino, 2016);\u00a0<em>The Great Bubble of Important Nothings<\/em>\u00a0(Hole of Fame, Projektraum, Dresda, 2016).<br \/>\nStaccioli ha studiato musica, filosofia, pittura e infine arti visive e studi curatoriali presso la NABA, Milano. Ha preso parte a residenze e workshop tra cui Salzamt International Residency Program, Atelierhaus a Linz,\u00a0<em>Memory in Pocket<\/em>, con Luca Vitone, Museo di Arte Contemporanea di Villa Croce, Genova.[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row]<\/p>\n<\/section>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Annunciati i vincitori della Settima edizione del Premio Francesco Fabbri per la arti contemporanee<\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":1586,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[34,3,23,6,22],"tags":[],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v20.8 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>Comunicato stampa del 27.11.18 - Fondazione Francesco Fabbri<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/www.fondazionefrancescofabbri.it\/it\/2018\/11\/27\/comunicato-stampa-27-11-18\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"Comunicato stampa del 27.11.18 - 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